Toro
Le costellazioni (21 aprile - 21 maggio)
La costellazione del
Toro è una delle più belle e famose del cielo. Visibile in autunno e in inverno, è circondata da costellazioni ben caratterizzate e riconoscibili,
come l'Auriga (con la sua luminosissima stella Capella), Orione (con la cintura e le luminosissime Rigel e Betelgeuse), l'Ariete, Perseo (con il suo noto asterismo a
forma di ypsilon rovesciata) e i Gemelli.
L'oggetto più interessante da osservare sono le
Pleiadi,
un ammasso aperto costituito da circa duemila stelle, che ad occhio nudo appare con un gruppo di sei o sette stelle ravvicinate e poco nitide. L'ammasso, noto anche
come M45 (vale a dire il 45° oggetto del catalogo di Messier), dista dalla Terra circa 400 anni-luce.
L'ammasso delle Pleiadi
La stella più visibile della costellazione è
Aldebaran (
Alfa Tauri), una stella di colore arancione molto luminosa (la sua magnitudine
è 0,84), e distante dalla Terra 65 anni-luce. Aldebaran si trova in corrispondenza di un altro ammasso, quello delle
Iadi, che è il più
vicino ammasso conosciuto (dista circa 150 anni-luce). La stella e l'ammasso insieme formano la testa del toro.
A non grande distanza da Aldebaran, verso sud-est (quindi per un osservatore, in basso a sinistra), si trova un'altra stella di colore simile (rosso-arancione) e ancora più luminosa,
Betelgeuse in
Orione.
Aldebaran (la stella arancione più luminosa) e l'ammasso delle Iadi. In alto a destra le Pleaidi
La seconda stella più luminosa (
Beta Tauri) è
Elnath (o Alnath), una stella bianco-azzurra di magnitudine 1,65 e posta
al confine con l'Auriga. Segue
Alcyone (o
Eta Tauri), la stella più luminosa delle Pleiadi, una stella azzurra non molto luminosa
in assoluto (la magnitudine è 2,85).
Un oggetto particolarmente interessante nella costellazione del Toro è la cosiddetta
nebulosa del Granchio, il più notevole
resto di supernova
conosciuto. Fu il primo oggetto catalogato da Messier nel 1758, ed è costituito da una nube di gas in espansione, espulsi in seguito alla tremenda esplosione del
4 luglio 1054, quando la stella che stava esplodendo divenne visibile in pieno giorno, ed assunse una luminosità superiore a quella di Venere. La stella rimase visibile per circa due anni.
Oggi i gas in espansione
hanno raggiunto il diametro di ben sei anni-luce, e la stella che ha dato origine all'esplosione è ormai una
stella di neutroni, vale a dire
un corpo molto compatto (con una massa il doppio di quella del Sole concentrata in un diametro di appena dieci chilometri!) che emette lampi di luce e onde radio (per questo motivo, questo tipo di stelle è chiamato
pulsar).
La nebulosa del Granchio, resto di una supernova del 1054
Mitologia
Quella del
Toro è una costellazione antica e di grande importanza storica, perché il Sole all'equinozio di primavera si trovava nel Toro ai primordi
della civiltà (e dunque anche dell'astronomia e dell'astrologia). Il punto vernale si trovava infatti nel Toro all'incirca dal 4.500 al 2.000 a.C. (
era
del Toro). Per gli antichi, la cui economia era
legata all'agricoltura, che era stata da poco inventata, il ciclo delle stagioni era fondamentale, e particolare attenzione era data all'equinozio di primavera, che è il giorno a partire
dal quale le giornate cominciano ad essere più lunghe delle notti, arriva la primavera, e dunque il tempo della semina e della raccolta.
L'equinozio di primavera era all'epoca il giorno in cui si faceva cominciare il
nuovo anno.
Non è un caso dunque che una popolazione come quella dei
Sumeri abbia visto in cielo un animale legato all'agricoltura (il bue che trascina l'aratro), e dunque simbolo di fecondità.
I punti di riferimento della vita quotidiana hanno da sempre costituito il materiale di base per la religione e la mitologia, e dunque non stupisce che il toro sia anche l'animale mitologico (il "toro celeste") che compare nell'
Epopea di Gilgamesh;
Gilgamesh è l'eroe che combatte con il toro e che si trova in cielo nella vicina costellazione che poi i Greci chiameranno
Orione.
Prima della nascita dell'agricoltura, il toro, con la sua forza e irruenza, era visto come animale propiziatore della caccia, e in tale veste compare già nei dipinti delle grotte preistoriche di Lascaux e Altamira.
Qualcuno ha visto già nei dipinti di queste grotte dei riferimenti alle stelle.
Un dipinto della grotta di Lascaux (circa 15.000 a.C.)
Nonostante la "ripulitura" classica subita nei secoli dai poemi omerici, residui dell'arcaico ruolo mitologico-religioso del bue si trovano anche in
Omero: Era, la moglie di Zeus, viene definita "dagli occhi bovini".
Ricordiamo poi la figura mitologica del
Minotauro, il mostro mezzo uomo e mezzo animale, figlio di un toro divino e di Pasifae regina di Creta, che fu
fatto rinchiudere da Minosse in un labirinto, e fu in seguito sconfitto da Teseo.
Teseo e il Minotauro
L'unione tra Pasifae e il toro ricorda probabilmente un'antica cerimonia sacra. Il toro è dunque un animale sacro, simbolo di fecondità, della rinascita
della natura, e per questo spesso associato al Sole (i Cretesi rappresentavano il dio-sole come un toro), o vittima di sacrifici propiziatori.
Lo stesso
Minosse, il re di Creta, era nato dall'unione di Zeus e la principessa fenicia Europa;
come ci ricorda Ovidio nelle Metamorfosi, Europa era figlia di un pastore, e Zeus per conquistarla si trasformò in un toro bianco e mansueto, e ottenuta la fiducia della fanciulla, si fece da lei cavalcare e la portò a nuoto fino a Creta.
Anche nell'antico
Egitto, come si sa, gli dei avevano sembianze zoomorfe, e in particolare ricordiamo il dio-toro
Api (o Apis), adorato a Menfi. Il legame con l'agricoltura e il ciclo delle stagioni è visibile dal disco solare con cui venne spesso rappresentato.
Il dio egiziano Api, raffigurato con un disco solare sulla testa
Il Toro è dunque una costellazione di grande interesse, che ci parla del nostro passato, del profondo rapporto dell'uomo con gli animali, e del complesso
legame che in passato intercorreva tra astronomia, astrologia, religione e mitologia.
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